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PSICOTERAPIA DI GRUPPO

Freud mise a suo tempo in evidenza come la psicoanalisi, o meglio i tempi della psicoanalisi non fossero i più indicati per rispondere a situazioni legate ad urgenze, ed auspicò che gli sviluppi successivi riuscissero a portare la pratica analitica ad un punto tale da permetterle di entrare in relazione diretta ed efficace con patologie “acute”.

Oggi i disturbi alimentari come l’anoressia e la bulimia vengono molto spesso trattati, oltrechè individualmente, anche attraverso dispositivi gruppali orientati psicoanaliticamente : psicodramma analitico, gruppi monosintomatici, gruppo analisi.

Il lavoro analitico nel gruppo, nella nostra esperienza, si dimostra efficace nel mettere al riparo il soggetto dai rischi immediati e nel creare la possibiltà di far emergere una domanda soggettiva.

La “scelta” della malattia , la “scelta” della dipendenza, la “scelta” di un sintomo anoressico-bulimico, sono funzionali alla creazione di uno spazio sicuro, all’interno del quale il soggetto paga un prezzo altissimo, nel muoversi nella ripetizione costante.

Ecco perché vanno creati degli spazi terapeutici all’interno dei quali una domanda soggettiva sia possibile e l’opzione psicoanalitica è fondamentale ,soprattutto attraverso il gruppo.

Il gruppo è un luogo, all’interno del quale può effettivamente strutturarsi una reale domanda.

Per molti di questi soggetti, il gruppo prima ancora di essere una scelta terapeutica, è una scelta di condivisione, ossia di avere degli altri come testimoni e compagni di un percorso di lavoro mirato ad un progetto comune.

Il lavoro in gruppo fa sì che si giunga a non delegare più la responsabilità della propria sofferenza ad altri, ma ad assumersela, in modo che il sintomo non venga considerato come ciò che non funziona, che non va , bensì come un enigma sul quale interrogarsi.

Quindi la terapia, in gruppo, permette a ciascuno di iniziare ad accorgersi più consapevolmente di ciò che dice e fa e ad interrogarsi con l’aiuto degli altri, l’analista e gli altri componenti il gruppo.

Il gruppo in questo caso può essere inteso come un luogo di sospensione, si sospende per esempio la corsa incessante verso una sfida estrema alla morte, si sospende e/o si rallenta la rabbia distruttiva propria di molti soggetti anoressico-bulimici ; il conduttore del gruppo in questo contesto sarà il “ custode del tempo”, perché in quel tempo di sospensione la condivisione nel gruppo porti ogni singolo soggetto a formulare finalmente la propria domanda.

In questo modo nel gruppo viene incoraggiato, nel soggetto, il tentativo di non misconoscere più la propria mancanza..

Perciò potremmo dire che , a partire dall’omologazione, dall’incontro con il simile attraverso il gruppo si arriva alla singolarità possibile, in modo che possa emergere la differenza.

Il gruppo apre a questo, in quanto si farà evidente come accanto all’essere simili, nella sofferenza, si situi la differenza soggettiva, la singolarità.

In questo modo ci potrà essere una domanda che non sia solo di “ cura” , cioè una domanda che possa, finalmente, fondarsi su una precisa volontà di sapere, in modo da eludere il godimento della ripetizione, “è godimento” dice Lacan “quello che la verità trova nel resistere al sapere”.

Da quanto appena detto va da sé che è necessario orientare la cura e non il gruppo ; il terapeuta non è lì per dare, per chiudere, con il suo discorso, bensì per aprire, per creare spazi dove i nodi possano emergere ed essere trattati.

Quindi anche il gruppo può essere un luogo dove può avvenire l’ elaborazione del singolo. Il gruppo non ha e non deve avere una funzione ortopedica, anche nel gruppo le rettificazioni si apportano caso per caso, “ uno per uno”.

La modalità gruppale che privilegiamo è quella dello psicodramma analitico, che permette di affinare le capacità introspettive e di elaborazione in modo del tutto particolare, evidenziando la dimensione dello sguardo, della voce, del corpo e dell’attesa, non solo quindi la dimensione del senso.

Inoltre altri due elementi sono molto utili per la loro centralità e cioè il movimento che si viene a creare, di volta in volta, all’interno della scena del gioco e la posizione sempre diversa che si occupa a partire dalla presenza costante di testimoni.

In questo modo l’ immaginario (spesso di ostacolo ad una efficace elaborazione) attraverso la funzione di taglio del “gioco”, del “doppiaggio”, del “ cambio di ruoli” e dell’osservazione finale del co-conduttore (tutte funzioni simboliche) viene trattato ( in quanto reso manifesto) , e utilizzato adeguatamente, non per rimanere in una posizione di staticità, bensì per aprire nuovi scenari sia sul piano individuale che collettivo.

 

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