• studio di psicologia

ATTACCO DI PANICO

L’attacco di panico nella sua manifestazione non è un fenomeno nuovo ma al contrario era già stato descritto da Freud nel 1895 col nome di NEVROSI di ANGOSCIA: definita come morsa sul corpo, percepita come dolorosa, molto spiacevole, d’intensità variabile, si mostra con manifestazioni somatiche “tipiche”.

Freud così descrive l’”attacco di angoscia”:

“tale attacco può consistere in una sensazione di angoscia non associata ad alcuna rappresentazione oppure associata ad un presentimento di morte improvvisa (..)o anche infine, è a essa legato un disturbo di una o più funzioni somatiche: della respirazione, dell’attività cardiaca, dell’innervazione vasomotoria, dell’attività ghiandolare”.

Nel 1921 Freud in “Psicologia delle masse ed analisi dell’io” scrive che il PANICO emerge quando al posto in cui si aspettava l’ideale amato e onnipotente si incontra ineluttabilmente un vuoto, cioè il panico sorge di fronte alla constatazione dello STATO d’inermità senza che il soggetto sia ancora preparato a questo; il soggetto verifica inevitabilmente che non c’è nessun Altro onnipotente che lo protegga in modo ideale e che sostenga le sue illusioni di sicurezza.

Si scopre una mancanza strutturale che è insita nell’uomo e si scopre che nessun “OGGETTO” è capace di sopperire a questa mancanza inscritta nell’intimo del soggetto

Nell’attacco di panico il soggetto resta in balia di quella “cosa” che invade con violenza, di ciò che irrompe in modo inaspettato, di ciò che lascia esterefatto. Quell’eccesso di “godimento” che non può entrare nell’economia dell’inconscio si manifesta come panico nel modo che Freud descriveva come crisi di angoscia.

 

FOBIA

Timore, paura di qualcosa che di per sé non costituisce un pericolo reale e non giustifica le reazioni di evitamento, che si traducono a tutti gli effetti in una limitazione dell'attività dell'individuo.

La fobia si distingue dall’ angoscia: essa è costruita piuttosto allo scopo di evitare lo scatenamento dell’ angoscia.

Per localizzare l’angoscia, così da renderla una paura circoscritta ed evitabile, il soggetto deve proiettarla in una forma irrazionale (rappresentazione sostitutiva), che costituisce un punto di arresto, un termine, un perno al quale aggrapparsi.

L'oggetto fobico è, in altre parole, uno strumento per mascherare, per parare lo sfondo di un'angoscia impossibile da sopportare; rinchiude il soggetto in un cerchio, un baluardo all'interno del quale si mette sì al riparo da un'angoscia devastante, ma è costretto ad affrontare paure spostate su altri elementi, come gli spazi aperti ( agorafobia), i luoghi chiusi ( claustrofobia); le svariate fobie nei confronti degli animali, ecc..

L'oggetto della fobia è dunque un significante articolabile e nominabile, che gioca un ruolo metaforico, cioè sta al posto di un altro oggetto originario e maggiormente temibile, assicurando in tal modo la stabilizzazione momentanea dello stato d 'angoscia, tramite una serie di evitamenti e di interdizioni fatti di continue cautele, divieti, inibizioni, che invalidano conseguentemente la libertà del soggetto.

Il percorso di cura mira a convertire in un discorso più fluido ciò che l’oggetto fobico fissa. Si tratta in altre parole di far evolvere lo schema metaforico di difesa dall’angoscia tramite la messa in parola.

 

DEPRESSIONE

La depressione è un (epi)fenomeno entrato a fare parte del nostro pensiero quotidiano attraverso l’informazione dei mass-media, come esperienza caratterizzata da una serie di vissuti di inadeguatezza e di perdita di efficienza nel nostro vivere con gli altri e di fronte alle richieste della nostra società.

La depressione è anche un’ esperienza umana riguardante l’enigma della crescita e del cambiamento, i traumi inevitabili nell’incontro con il reale, le angosce, la frustrazione della perdita e i lutti.

La depressione è quindi soprattutto un vissuto soggettivo, caratterizzato da una sensazione diffusa di perdita del desiderio di vivere e di investire le proprie energie sulle attività ed i legami affettivi e sociali e di inerzia nell’intraprendere qualunque iniziativa personale.

Il senso di inadeguatezza e di AUTOSVALUTAZIONE, il senso di colpa e di conflitto, la sensazione di perdita delle cose amate e del valore della vita sono tutti sentimenti che richiedono un loro tempo e un loro spazio, per poter essere elaborate ai fini di un cambiamento e di una evoluzione soggettiva.

L’utilizzo di una clinica dell’ ascolto, di un percorso di sostegno della parola, la ricerca di un nuovo senso delle cose può quindi aiutare a trovare la possibilità di una scelta di cambiamento dei nostri stati d’animo e dei sentimenti di sofferenza.

 

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